Cos’è la terapia sistemica – familiare?

img.jpg
La famiglia viene vista come un sistema, ossia come un’entità che possiede caratteristiche, regole e norme proprie; diviene così possibile comprendere i meccanismi e le dinamiche di tale sistema nel momento in cui si analizzano e rendono chiari i criteri alla base del suo funzionamento. Questo è lo stesso principio che sta alla base della società organizzata all’interno della quale ogni persona possiede un suo posto, un suo ruolo e interagisce con gli altri. La famiglia, che a sua volta è inserita in un contesto più ampio che è quello della società, possiede dunque una sua struttura di regole e meccanismi che la portano ad evolvere in un certo modo e, ogni suo membro, contribuisce al suo sviluppo.

Ogni membro del sistema esercita una serie di effetti, di influenze, sugli altri membri; al tempo stesso tali influenze si ripercuotono sul sistema intero della famiglia. A differenza degli altri approcci che si basano sull’individualità della persona, nella terapia della famiglia l’individuo viene considerato una parte del tutto, che è appunto il sistema. Secondo la prospettiva sistemica, l’individuo è in grado di influire sul contesto, come il contesto influisce sull’individuo. Premesso questo, la persona che soffre viene inquadrata come “espressione” di un contesto a sua volta sofferente, nel quale esistono degli squilibri che provocano influenze negative su di essa.

Tuttavia, la stessa persona sofferente fa parte del sistema famiglia, ed è quindi parzialmente responsabile della situazione che si è creata. Il paziente, allora, non è solo colui che subisce ed esibisce un sintomo, ma, paradossalmente, diviene esso stesso un sintomo: quello di una famiglia disfunzionale. Ciò non significa che la causa del suo disagio sia dovuta a colpe personali, ma che comunque la persona contribuisce a mantenere in vita delle dinamiche familiari disfunzionali. Per esempio, se un adolescente soffre di una forte ansia e i membri della sua famiglia essendone al corrente lo proteggono in maniera eccessiva, evitandogli costantemente il confronto con le sue paure, egli tenderà a mantenere vive le sue paure; contemporaneamente dipenderà in maniera sempre maggiore dagli altri membri della famiglia, mantenendo in vita tale dinamica disfunzionale. La terapia della famiglia ha costruito quindi la sua metodologia clinica intorno all’idea che il disagio psichico può essere colto attraverso l’osservazione delle relazioni umane.

Da questi presupposti la teoria generale dei sistemi ha condotto alla elaborazione di una forma di terapia che parte dall’idea che:

  • Una malattia psicologica presenta una serie di schemi relazionali che si ripetono con costanza. Sono dunque stabili.
  • Per fare in modo che vi sia un cambiamento/miglioramento è necessario interrompere o modificare questi schemi.
  • Quando vengono interrotti o modificati tali schemi relazionali si apre una fase caratterizzata da un periodo di riorganizzazione del sistema individuo-famiglia-società.
In quest’ultima fase del processo si inserisce l’operazione terapeutica, attraverso la quale, il terapeuta, con i suoi strumenti e la sua esperienza accompagna il processo di cambiamento verso una direzione non più patologica.

Gli strumenti utilizzati sono l’analisi della posizione della famiglia rispetto al proprio ciclo vitale, ovvero l’individuazione dei cambiamenti nodali che i membri hanno affrontato o stanno affrontando lungo la storia familiare, l’analisi delle modalità comunicative fra i vari membri, l’acquisizione e la definizione dei vari ruoli e la delimitazione dei confini tra le generazioni, l’analisi del significato che il sintomo porta nel sistema famiglia.

Il  campo privilegiato di intervento nella terapia di coppia e nella terapia familiare, ma può anche essere condotta con l’individuo mantenendo il fuoco dell’attenzione sui sistemi relazionali in cui questi è inserito.

Nel lavoro con l’individuo, con la coppia o con la famiglia intera, l’obiettivo che si pone la psicoterapia sistemico – relazionale è quello di introdurre una nuova organizzazione, più funzionale, in quei sistemi familiari dove blocchi evolutivi nel ciclo vitale, confusione nei ruoli, mancanza di confini tra le generazioni hanno prodotto sofferenza psicologica espressa attraverso il sintomo in uno o più membri.

Potremmo dire che tale terapia vuole riattivare un percorso di evoluzione della famiglia e dell’individuo aiutando i pazienti a sviluppare le proprie

risorse celate dal malessere, sperimentare nuove possibilità, nuove modalità di comunicazione, nuovi modi di vedersi e di vedere l’altro, nuovi progetti di vita.

Il disagio, infatti, molto spesso nasce dal rimanere legati a vecchi schemi relazionali che ad un certo punto non si conciliano più con la situazione attuale della famiglia, oppure dal rifiutarsi di assolvere ai compiti evolutivi che la vita richiede perché ritenuti troppo gravosi ed emotivamente insostenibili.

Dott.ssa Sartori Lisa

La dipendenza affettiva.

dipendenza-affettiva-love-addiction

Cosa si intende per dipendenza affettiva?

E’ considerata come una condizione di instabilità che vive le relazioni affettive attribuendo ad esse significati eccessivi in termini di sopravvivenza ed è caratterizzata da comportamenti ossessivi di controllo verso il partner. Inoltre vi è la ricerca continua di rassicurazioni circa il fatto di non essere abbandonati,ma anche la permanenza in relazioni dove il partner non ricambia il sentimento.

In “Donne che amano troppo” di Robin Nerwood, si parla di relazioni nelle quali donne scelgono compagni tossicodipendenti e/o alcolisti; queste  donne trovano nella cura verso l’altro la ragione della propria esistenza, assicurandosi nella relazione di coppia una posizione di privilegi, mentre il compagno può sperimentare comportamenti negativi con la rassicurazione che la compagnia resterà al suo fianco.

Quando  un rapporto affettivo diventa un “legame che stringe” in cui si altera stabilmente quel necessario equilibrio tra il “dare” e il “ricevere”, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire fino a divenire una vera e propria “dipendenza affettiva”, un disagio psicologico che è in grado di vivere nascosto nell’ombra anche per l’intera vita di una persona, ponendosi tuttavia come la radice di un costante dolore e alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali.

dipendenza_affettiva

Quali sono le caratteristiche delle persone con una dipendenza affettiva?

Una prima caratteristica della dipendenza affettiva è la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro.
L’amare l’altro diventa spesso una forma di sofferenza; il benessere emotivo, a volte anche la salute e la sicurezza, vengono messi a repentaglio per il benessere dell’altro.
Le persone con difficoltà affettiva non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale perché sempre prese, in quel momento, da qualche problema del partner che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale.
La seconda caratteristica è un atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli” (M. Selvini Palazzoni, S. Cirillo, M. Selvini, A. M. Sorrentino, 1998).
Queste persone soffrono di un profondo senso di inadeguatezza.
Sono convinte che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro per poter ricevere il suo amore. Anche quando questo vuol dire farsi male.
Chi soffre di dipendenza affettiva è ossessionato da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche. Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. Infatti, la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di Sè, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro risolvibilità.
Quello che incatena nella dipendenza affettiva è l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.

La dipendenza affettiva colpisce, sopratutto il sesso femminile, in tutte le fasce d’età . Sono donne fragili che, alla continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate. Sono donne che hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto al proprio benessere che non hanno ancora imparato che amarsi è non amare troppo, che amarsi è poter stare in una relazione senza dipendere e senza elemosinare attenzioni e continue richieste di conferme. Nelle relazioni affettive, queste persone elemosinano attenzioni e continue conferme poiché tutto ciò aiuta a sentirsi sicuri e forti, contrastando così l’impotenza, il disagio, il vuoto affettivo che percepiscono a livello personale.

I pensieri e i vissuti emotivi nella “dipendenza dall’amore” sono principalmente connotati da:

-tendenza a sottovalutare la fatica connessa a ciò che serve ad aiutare la persona amata al punto da raggiungere, senza percepirlo in tempo, livelli elevati di stress psicofisico;
-terrore dell’abbandono che porta a fare cose anche precedentemente impensabili pur di evitare la fine della relazione;
-tendenza ad assumersi abitualmente la responsabilità e le colpe della vita di coppia;
-autostima estremamente bassa e una conseguente convinzione profonda di non meritare la felicità;
-tendenza a nutrirsi di fantasie legate a come potrebbe essere il proprio rapporto di coppia se il partner cambiasse, piuttosto che a basarsi su pensieri legati al rapporto attuale e reale;
-propensione a provare attrazione verso persone con problemi e contemporaneo disinteresse e apatia verso persone gentili, equilibrate, degne di fiducia, che invece suscitano noia.

Dott.ssa Sartori Lisa

 

La forza del perdono nelle relazioni.

Quanto è difficile pensare al perdono? Spesso esso è associato a significati religiosi e poco a quelli relazionali. Nella coppia, così come nelle relazioni familiari, ci si può trovare a dover gestire una situazione, una relazione che ci mette in difficoltà e che suscita varie emozioni.

A tale proposito è importante soffermarsi su di sè, prendere tempo e ascoltarsi. Noi siamo i migliori amici di noi stessi ed è importante imparare a prenderci cura di noi.

I-7-passi-del-Perdono

e quindi, vi chiederete, che cosa c’entra il perdono? Ebbene esso è la chiave di svolta.

Solo accettando che alcune persone hanno fatto le cose nel migliore modo possibile possiamo liberarci dai sentimenti che per giorni, mesi e anni ci tengono ancorati ad essi. E’ nel perdono intesa dal punto di vista di terapia come l’accettazione di alcune situazioni accompagnata dalla corretta narrazione di essa, che si trova una possibilità di cambiamento. Si pensi a quante energie si impiegano per cercare di fare andare le cose in un certo modo,. che spesso quando si “molla” la presa e si riduce il “controllo” essi prendono un corso che appare quasi naturale. Ed è così anche per le relazioni, qualsiasi relazione. Dobbiamo partire dal presupposto che l’essere umano erra in quanto tale ed è fallimentare nel suo modo di esistere. Accettata tale condizione accetteremo anche la possibilità di un fallimento.

Attraverso la terapia Sistemico-Familiare il paziente viene invitato a riflettere su connessioni relazionali, miti e valori della famiglia, impliciti e espliciti, che aprono la possibilità ad una narrazione altra, ad una visione diversa da quella di partenza; alla base non dobbiamo pensare che chi fa qualcosa lo fa indipendentemente da noi, anzi. Siamo in costante connessione e relazioni, inviamo messaggi verbale e non verbali che ci rendono decifrabili agli occhi dell’altro, ed è per questo che pensare a come stiamo nelle relazioni può aiutarci a ipotizzare come mai ciò sia accaduto, pensandosi parte attiva di un processo.

Nel momento in cui si perdona, nella relazione si lascia spazio all’altro che è in costante relazione e in divenire.

 

Dott.ssa Lisa Sartori

L’albero della vita: narrare e narrarsi.

17425835_10212307892281782_3513584520044476071_n

 

Pensare all’albero come alla propria vita, sembra quasi impossibile ma è stata un’esperienza lavorativa colma di sorprese ed emozioni.

Come nella vita anche nell’albero ci possono essere, rami più o meno arbusti che in questo particolare case rappresentavano le relazioni e le parti importanti della propria vita, e come ogni vita c’è un tronco da cui tutto parte, ovvero noi.

Attraverso l’arteterapia e l’utilizzo di “oggetti fluttuanti”, ovvero oggetti che ci hanno aiutato a narrare e narrarsi :  Albero, rami, colori e tronco diventano la storia che ci ha portati dove siamo ora ma anche la possibilità di rinarrare altre future storie possibili, e la cornice è il contesto dentro il quale ci siamo formati e ci siamo sperimentati.

Con queste poche parole ho voluto rendere omaggio ad un lavoro a me caro, pensato e realizzato grazie alla collaborazione e l’alleanza terapeutica di chi ha voluto rendere nel colore, forma e immagine la propria storia, regalando emozione e condivisione, e formando un’immagine composta da tanti alberi quante le persone.

 

 

 

Dipendenze e relazioni familiari.

Il mondo delle dipendenze è un mondo complesso, articolato, spesso incompreso e accessibile attraverso sensi comuni. le droghe hanno accompagnato ogni periodo storico, ogni cambiamento sociale, ma ci sono sempre e in forme diverse. Nei giorni d’oggi i genitori si trovano alle prese con un mondo che è spesso digitale, dove vi sono fonti di messaggi e tipologie diverse, ambivalenti.

“Dipendenze e relazioni familiari” apre la questione su come le sostanze e il comportamento dipendente possa dipendere anche da dinamiche relazionali disfunzioanle che se comprese possono portare ad alcuni cambiamenti.

Il comportamento dipendente è visto in chiave sistemico come una modalità comportamentale che assume un significato nella dinamica familiare, ma che non è univoca. Crisi di coppia, litigi, assenza di comunicazione, assenza di un pensiero educativo univoco tra i genitori, difficoltà affettive, sono alcune di quelle situazioni che possono accompagnare l’utilizzo di sostanze e di internet o videogiochi. Ad esempio spesso all’interno di un conflitto di coppia il figlio con la dipendenza attira a sè le preoccupazioni, le ansie e i conflitti che non diventano più la priorità in una copia alle prese con il figlio che usa sostanze, in quanto saranno occupati a pensare a lui.

Questo è solo uno dei mille casi che possono ritrovarsi nella dinamica delle dipendenze, ma è importante sapere che il Sintomo (in questo caso la dipendenza) non avviene solo perchè il mondo è pericoloso, perchè tutti gli amici fanno uso; se non parte una riflessione dalla famiglia, una comunicazione di protezione verso il figlio, la dipendenza troverà terreno fertile per crescere nell’individuo.

 

 

Dove impariamo a stare nella coppia?

 

coppia-felice

 

Mille sono le domande che ci poniamo quando stiamo all’interno di una relazione di coppia, ma spesso ci dimentichiamo che prima di tutto siamo stati figli, che hanno visto la relazione di coppia dei propri genitori. Nonni, zii, cugini, chi più ne ha più ne metta.

L’apprendimento dei modelli relazionali è  alla base dell’idea di coppia che noi sviluppiamo e che mettiamo o meno in scena. Ogni famiglia presenta al suo interno un “mito”, ovvero un idea di come dovrebbe andare la relazione, su cosa si può sorvolare nella relazionale e per cosa ,invece, si deve lottare.  Inoltre fin da piccoli sviluppiamo quello che Bowlby chiama “attaccamento” e che è il unto di partenza per esaminare lo stile relazionale che abbiamo appreso.

L’attaccamento- descritto da Bowlby- è una predisposizione biologica, innata ed evoluzionistica a ricercare la vicinanza del genitore e si esprime con la ricerca del contatto e il mantenimento della vicinanza fisica alla figura di attaccamento, l’ansia e la protesta quando questa si allontana. Ci sono quattro diversi modelli di attaccamento al genitore che influenzano le nostre relazioni sentimentali:

  • attaccamento sicuro: nelle relazioni sentimentali il bambino che ha sviluppato un attaccamento sicuro sarà in grado di dare e ricevere amore poiché ha interiorizzato entrambi i ruoli: come la madre ha dato tutto per lui, ora egli nella coppia, identificatosi nelle funzioni materne, è pronto a dare, accudire e proteggere il compagno, ma al tempo stesso sa ricevere cure e amore da questi, senza che ciò pregiudichi il suo senso di indipendenza e di autonomia.

 

  • insicuro ambivalente: l’attaccamento insicuro – ambivalente è invece caratterizzato da un’ambivalenza di fondo nel rapporto con il genitore, un sentimento di amore e odio. Se la madre ha dei problemi propri, irrisolti, vivrà questa primissima relazione con il figlio in modo ambivalente: ella teme inconsciamente di essere logorata da questo piccolo essere così pretenzioso ed esigente che può manifestare in modo palese e disinvolto i propri bisogni.

 

  • insicuro evitante: queste sensazioni di diffidenza, ambivalenza verso se stessi e verso l’altro, si estenderanno nel rapporto con il partner. Anch’egli infatti sarà percepito a volte amorevole, altre detestabile, si sospetterà continuamente di lui, si temerà sempre che l’altro possa interrompere inaspettatamente la relazione o che possa tradire. Per un deficit di autostima e una negativa percezione di se stessi, non ci si sente degni di amore e di cure e si dubita del proprio valore.

 

  •  disorganizzato: ll genitore è spesso abusante, svalutante, totalmente incoerente e inadempiente rispetto al ruolo genitoriale. Suscita nel figlio risposte di paura e angoscia. Tuttavia il piccolo non può fare a meno del genitore e gli si lega affettivamente, nonostante gli abusi e le minacce subiti.Il bambino sviluppa l’attaccamento e desidera la vicinanza affettiva proprio da chi gli fa paura e lo angustia. La confusione che deriva dai sentimenti di amore e paura indirizzate alla figura di attaccamento, fanno sì che il soggetto sia totalmente incapace di interiorizzare un’immagine interna tranquillizzante e rassicurante di sé e dell’altro.

Dunque il modello di attaccamento che abbiamo interiorizzato nell’interazione con le figure genitoriali condiziona e determina significativamente il modo in cui viviamo i legami sentimentali. La differenza per il benessere nella coppia e con se stesso sta nella consapevolezza di sè, come strumento di conoscenza interpersonale e intrapersonale, consapevolezza che non viene data a priori, ma deve essere alimentata, interrogata e stuzzicata. Come? attraverso un viaggio di scoperta con destinazione: se stesso!

 

 

 

Insegnamenti sistemici…

In questo 20 gennaio 2017 le notizie parlano di disastri naturali e umani, di vite spezzate e distrutte, di precarietà e di immobilità di fronte alla paura dell’incertezza. Fatti come quelli che stanno accadendo nell’Italia centrale mette ogni singolo individuo di fronte al senso di precarietà e di scarso o totalmente assente controllo. E’ importante lasciare un pensiero per quelle persone che stanno combattendo per la vita, che stanno piangendo una vita di sacrifici e di progetti, e che dovranno riprogettare la loro vita, rifare le basi della loro case e ricostruirne la struttura, sia fisica che psichica.

Rileggendo appunti sistemici, il mio sguardo si è soffermando su Beatson e calzava a pennello con il sentimento esperito in questa giornata.

 

 

“Galleggiamo in un mondo che consiste solo ed esclusivamente nel cambiamento e l’unica cosa che noi possiamo fare è cercare di restare a galla in un mondo paradossale.” (Bateson)